Dolore cronico e qualità della vita: i risultati della survey SIGUIDA
Il dolore cronico rappresenta una delle più importanti sfide sanitarie del nostro tempo, con un impatto profondo non solo sulla salute individuale, ma anche sul tessuto sociale ed economico del nostro Paese. Per troppo tempo è stato considerato esclusivamente come il sintomo di una patologia sottostante, mentre oggi le evidenze scientifiche lo identificano come una condizione autonoma, complessa, multidimensionale e altamente invalidante. I meccanismi fisiopatologici alla base della sua cronicizzazione sono ancora oggetto di studio, ma è ormai chiaro che il dolore cronico costituisce una vera e propria malattia, capace di compromettere profondamente il benessere e la qualità della vita delle persone.
L’impatto del dolore cronico sulla qualità della vita è straordinariamente rilevante. Numerosi studi dimostrano che il benessere percepito da chi convive con una sintomatologia dolorosa persistente può essere paragonabile a quello osservato in pazienti affetti da gravi patologie croniche, comprese alcune malattie oncologiche. Il dolore cronico non genera soltanto sofferenza fisica: limita l’autonomia, compromette le relazioni sociali, riduce la partecipazione lavorativa e altera profondamente l’equilibrio psicologico della persona.
Le conseguenze si manifestano su molteplici livelli. Sul piano socioeconomico, il dolore cronico rappresenta una delle principali cause di perdita di produttività, attraverso fenomeni di assenteismo e “presenteismo”, ovvero la riduzione delle performance lavorative nonostante la presenza sul posto di lavoro. A queste si associano frequentemente difficoltà cognitive, disturbi del sonno, deficit di attenzione e problemi di concentrazione, che limitano ulteriormente la capacità di partecipare attivamente alla vita sociale e professionale.
Accanto alle ricadute economiche emerge la dimensione psicologica della malattia. Dolore cronico, ansia, depressione, isolamento sociale e perdita di autostima tendono ad alimentarsi reciprocamente, creando un circolo vizioso che aumenta il carico complessivo della patologia e contribuisce alla progressiva emarginazione del paziente.
Particolarmente rilevante è inoltre la sfida posta dall’invecchiamento della popolazione. Le evidenze disponibili indicano che il dolore cronico interessa oltre la metà delle persone con più di 60 anni. Considerare questa condizione come una conseguenza inevitabile dell’età rappresenta un errore clinico e culturale che rischia di condannare milioni di cittadini a una progressiva perdita di autonomia e qualità della vita.
È in questo contesto che SIGUIDA ha promosso una survey dedicata al rapporto tra dolore cronico e qualità della vita, con l’obiettivo di comprendere meglio il peso reale della sintomatologia dolorosa sulla quotidianità dei pazienti.
I risultati della survey
L’indagine ha coinvolto 98 pazienti, con un’età media di 63,5 anni, valutati attraverso strumenti validati a livello internazionale, tra cui il Brief Pain Inventory (BPI) e l’EuroQoL-5D.
L’analisi dei dati ha evidenziato un risultato particolarmente interessante: la sola presenza del dolore non sembra modificare in maniera significativa l’indice clinico EuroQoL-5D, ma si associa a una significativa riduzione della percezione soggettiva dello stato di salute, misurata mediante la scala EuroQoL-VAS (p = 0,002). In altre parole, il dolore influenza profondamente il modo in cui le persone percepiscono il proprio benessere e la propria qualità di vita.
Ancora più rilevante è il ruolo dell’interferenza del dolore nelle attività quotidiane. Quando il dolore limita la capacità di lavorare, muoversi, svolgere attività domestiche, mantenere relazioni sociali o prendersi cura di sé, l’impatto sulla qualità della vita diventa significativamente più marcato. In questi pazienti sono state osservate differenze statisticamente significative sia nell’indice EuroQoL-5D (p = 0,003) sia nella valutazione soggettiva dello stato di salute (p < 0,001).
| Variabili | BPI-S.I. ≥ 1 | BPI-S.I.= 0 | p-value |
| EuroQoL-5D | 0.98 ± 0.08 | 0.97 ± 0.14 | 0.68 |
| EuroQoL-VAS | 74.01 ± 12.62 | 63.6 ± 14.07 | 0.002* |
| Variabili | BPI-I.I. ≥ 1 | BPI-I.I.= 0 | p-value |
| EuroQoL-5D | 0.97 ± 0.08 | 1.008 ± 0.13 | 0.003* |
| EuroQoL-VAS | 75.0 ± 12.10 | 62.96 ± 13.97 | 0.001* |
I risultati della survey dimostrano che non è solo l’intensità del dolore a incidere sul benessere, ma soprattutto il grado in cui tale dolore impatta sulla quotidianità del paziente, determinando un drastico calo della qualità della vita. La nostra ricerca sottolinea l’importanza di un approccio terapeutico che punti al recupero funzionale: ridurre l’interferenza algica significa restituire cittadini attivi alla società, trasformando la gestione del dolore da un costo passivo a un investimento in salute e dignità. Siamo chiamati a dare voce a chi soffre nel silenzio, garantendo che il sistema assistenziale non si limiti a “trattare il sintomo”, ma si impegni a ripristinare la qualità della vita dei milioni di italiani colpiti da questa patologia invisibile.

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